Perché No

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Le droghe sono merci fra altre merci, Il sistema del consumismo globale crea "buoni consumatori" sin dalla più tenera età
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/5/2009, 11:13


C'è chi lavora per stimolare il consumo di droghe: è inutile nasconderlo. Ci si è detto altre volte che il consumo di sostanze stupefacenti ha dimensioni vastissime e non più solo “tradizionali”: col diffondersi di “nuovi stili di vita” tra i giovani e tra gli adulti per nulla disagiati si è rilevato che in certi luoghi o momenti, il consumo è esibito come modo per esserci di più, per recitare la parte del “più in”. Tutti sanno che rifornire costoro è opera delle organizzazioni del crimine. Ma è largamente insufficiente continuare a credere che la questione si riduca alla “caccia allo spacciatore”.

L’offerta di sostanze è molto alta e molto diffusa; si serve di tecniche di vendita sofisticate che servono per abituare all’uso (che dire di quei finti “spumanti” dei regali per bambini piccoli che così imparano a stappare la bottiglia?) ovvero a creare una fidelizzazione del cliente (che dire delle dosi sotto-costo di cocaina? Che dire delle bevande a bassa gradazione alcolica e dal sapore fruttato che occhieggiano a un pubblico appena appena adolescente?). Il mercato delle droghe è diventato un fenomeno merceologico. La droga è una merce fra le altre; prodotta e commercializzata come gli altri beni.

Allora è il caso di piantarla di volere credere che tutti si è contro lo spaccio di droghe; come se fossero tutti buoni contro le mafie dello spaccio.

Aggiornare le politiche sulle dipendenze vuole dire anche questo: imparare a riconoscere che ci sono forze ed organizzazioni che desiderano stimolare il consumo di sostanze.

Occorre avere il coraggio di radicare nei territori, dal basso, la resistenza contro i seduttori del mercato delle droghe.

domenica, 01 febbraio 2009

Umberto Nizzoli (fonte Risky-Re)

 
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view post Posted on 31/3/2009, 10:52Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 11/12/2009, 11:29


CITAZIONE (Prevenzione @ 25/3/2009, 16:53)
C'è chi lavora per stimolare il consumo di droghe: è inutile nasconderlo. Ci si è detto altre volte che il consumo di sostanze stupefacenti ha dimensioni vastissime e non più solo “tradizionali”: col diffondersi di “nuovi stili di vita” tra i giovani e tra gli adulti per nulla disagiati si è rilevato che in certi luoghi o momenti, il consumo è esibito come modo per esserci di più, per recitare la parte del “più in”. Tutti sanno che rifornire costoro è opera delle organizzazioni del crimine. Ma è largamente insufficiente continuare a credere che la questione si riduca alla “caccia allo spacciatore”.

L’offerta di sostanze è molto alta e molto diffusa; si serve di tecniche di vendita sofisticate che servono per abituare all’uso (che dire di quei finti “spumanti” dei regali per bambini piccoli che così imparano a stappare la bottiglia?) ovvero a creare una fidelizzazione del cliente (che dire delle dosi sotto-costo di cocaina? Che dire delle bevande a bassa gradazione alcolica e dal sapore fruttato che occhieggiano a un pubblico appena appena adolescente?). Il mercato delle droghe è diventato un fenomeno merceologico. La droga è una merce fra le altre; prodotta e commercializzata come gli altri beni.

Allora è il caso di piantarla di volere credere che tutti si è contro lo spaccio di droghe; come se fossero tutti buoni contro le mafie dello spaccio.

Aggiornare le politiche sulle dipendenze vuole dire anche questo: imparare a riconoscere che ci sono forze ed organizzazioni che desiderano stimolare il consumo di sostanze.

Occorre avere il coraggio di radicare nei territori, dal basso, la resistenza contro i seduttori del mercato delle droghe.

domenica, 01 febbraio 2009

Umberto Nizzoli (fonte Risky-Re)

Pensieri assolutamente in linea con quelli espressi nel recente convegno di Prevo.Lab: d'altra parte il mercato della droga risente della crisi economica alla pari del mercato "in generale", e sta cercando di adeguare le proprie strategie di offerta...

"Nessuno educa nessuno, nessuno educa se stesso: gli uomini si educano tra loro con la mediazione del mondo" (P. Freire)
 
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